In bicicletta attraverso la Cina
Dopo un mese in Cina, abbiamo attraversato solo una piccola parte di questo immenso Paese in bicicletta. Un tratto di viaggio tra città, villaggi e tante situazioni nuove che ci hanno fatto scoprire un lato diverso della Cina.


STEFANO
Data
Aprile 2026
Lettura
4 min
Il confine con la Cina non è stato dei più semplici: nonostante avessimo già un visto cartaceo di tre mesi ottenuto in Italia prima della partenza, ci hanno controllato ogni singolo dettaglio. Tutti i bagagli sono finiti negli scanner a raggi X, hanno ispezionato attentamente le biciclette, ci hanno fatto alcune domande e chiesto di mostrare il nostro itinerario. Alla fine, però, visto che era tutto in regola, ci hanno lasciato entrare senza problemi. In Cina nessuno parla inglese e, anche con il traduttore, comunicare è davvero difficile. Quasi tutte le app occidentali sono bloccate e all’inizio fare qualsiasi cosa richiede tempo e pazienza. Ma, una volta capito come funziona il sistema, piano piano tutto diventa più semplice. Fin da subito il Paese ci ha fatto capire quanto, nonostante sia enorme, sia anche estremamente controllato: telecamere ovunque, tanta polizia e, ogni volta che si dorme in hotel, si viene registrati e segnalati alle autorità locali. Nonostante tutto, resta un Paese bellissimo, molto più economico di quanto immaginassi, e con persone gentili con cui però, a causa della barriera linguistica, è quasi impossibile parlare. Una difficoltà così grande nel comunicare non l’avevo mai sperimentata prima, ed è parecchio frustrante per uno come me che ama chiacchierare. Pedalare in Cina non è troppo complicato, tranne per i camion che guidano in modo piuttosto spericolato: ti sfiorano continuamente e suonano senza pietà. Un mattino, completamente a caso, mentre pedalavamo ho sentito due persone parlare inglese alle nostre spalle. Mi giro e vedo due ciclisti: Johannes, un ragazzo tedesco partito da Bangkok, e Beth, una ragazza del Galles partita direttamente da casa sua e arrivata fino in Cina. Abbiamo chiacchierato soprattutto di viaggi e abbiamo condiviso un po’ di strada per due o tre giorni, fino a separarci a Kunming, dove io e mio papà abbiamo lasciato riposare le biciclette per visitare le città più famose dello Yunnan in treno. I treni in Cina sono incredibilmente efficienti (Treni Italia, prendete appunti 😅). Per salire basta il proprio documento d’identità: il sistema ha già tutte le informazioni sul biglietto. I treni sono lunghissimi, con vagoni che sembrano infiniti, super veloci e soprattutto puntualissimi.
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Pianificare il viaggio è facile, farlo capire alla Cina un po’ meno
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Grazie ai treni abbiamo visitato Dali (la città delle Tre Pagode), Lijiang (super tradizionale e, secondo me, la più bella) e Shangri-La (la porta del Tibet, che mi ha ricordato tantissimo i miei giorni in Nepal). Ne è valsa decisamente la pena. Da Shangri-La siamo tornati a Kunming e ci siamo rimessi in sella con obiettivo Chengdu, a circa 900 km di distanza. Questi 900 km sono stati faticosi: tanta salita, temperature che cambiavano continuamente e tanti piccoli villaggi che mostrano chiaramente il contrasto tra le città moderne e le zone rurali della Cina. Nella mia testa immaginavo la Cina come un Paese totalmente tecnologico e all’avanguardia, ma basta uscire dalle grandi città e tutto cambia: sembra di tornare indietro di cent’anni. Le persone ci guardano come fossimo alieni; a volte ci fotografano di nascosto, altre volte ci chiedono un selfie. Arrivati a Chengdu ci siamo finalmente concessi i primi veri giorni di riposo. Siamo stati cinque giorni in questa città che conta più di 20 milioni di abitanti (praticamente quattro volte la Sicilia e venti volte il Trentino-Alto Adige). Abbiamo visitato uno dei centri più importanti al mondo per la conservazione del panda gigante e del panda rosso. Siamo stati al Renmin Park, dove abbiamo bevuto tè servito dal maestro del tè che, ogni volta che versa l’acqua calda, fa anche uno spettacolo acrobatico. Abbiamo visto lo spettacolo del Bian Lian (cambio di maschera/volto), tipico dello Sichuan: una performance affascinante in cui gli artisti cambiano maschera in una frazione di secondo con movimenti rapidissimi e impercettibili. Ogni volto rappresenta un’emozione diversa, creando uno spettacolo davvero incredibile. Nel parco era presente anche il famoso “mercato degli appuntamenti”, dove le famiglie appendono fogli con informazioni per trovare partner ai figli o per se stessi: una cosa decisamente curiosa. Ora siamo ripartiti, sempre in direzione nord verso Zhangye, dove ci aspettano le montagne arcobaleno. Ci attendono 1200 km, gran parte sul Plateau tibetano, una vasta regione montuosa dell’Asia centrale chiamata “il tetto del mondo”. Pedaleremo per molti chilometri tra i 3500 e i 4000 metri di altitudine. Alla fine della Cina mancano ancora 3700 km…


















