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Un altro mese di Cina

Secondo capitolo del viaggio in bicicletta attraverso la Cina: un mese intenso tra l’altopiano tibetano, il deserto del Gobi e la Muraglia Cinese. Tra freddo, vento contrario e controlli di polizia abbiamo raggiunto il confine con il Kazakhstan.

Another month in China
Stefano Brucato

STEFANO

Data

Maggio 2026

Lettura

3 min

Ci sono voluti due mesi interi per attraversare la Cina in bicicletta e ora, da pochi giorni, siamo in Kazakistan. Nell'ultimo mese in Cina ne sono successe di cose! Abbiamo attraversato l'altopiano tibetano, dove abbiamo patito un po' di freddo, ma nulla di troppo estremo; per fortuna si trovava sempre un posto dove dormire e stare al caldo, anche se una volta l'alloggio era talmente rustico (ma autentico) che la stufa era alimentata a cacca di yak. Trovandosi sempre a più di 3500 metri di quota, infatti, nei dintorni non ci sono alberi e il miglior combustibile disponibile in grandi quantità è proprio la cacca di yak. ​Terminata l'avventura sull'altopiano siamo arrivati a Xining, dove abbiamo deciso di prendere un treno per saltare i 300 km fino a Zhangye, dato che tra queste due città c'è un'area ricca di restrizioni per i turisti che abbiamo preferito evitare. Prendere il treno con la bici in Cina è una piccola avventura: non basta fare i biglietti e salire a bordo, ma bisogna smontarla del tutto, impacchettarla e far passare ogni cosa sotto gli scanner a raggi X. Con l'aiuto di alcune persone del posto abbiamo trovato tutto il necessario e, con un po' di forza fisica, siamo riusciti a caricare il tutto sul treno. ​A Zhangye ci aspettavano le famose montagne arcobaleno. Inizialmente ero un po' scettico, ma dopo averle viste posso dire che sono davvero splendide. L'unica cosa che non mi è piaciuta è il fatto che non si ha la possibilità di esplorare o di camminare liberamente: ci sono delle passerelle e un percorso obbligato da seguire, quindi, per quanto il paesaggio sia bello, l'esperienza risulta un po' monotona. ​Da Zhangye ci siamo rimessi in sella fino a Jiayuguan, dove si trova l'inizio o la fine (dipende dai punti di vista) della Grande Muraglia Cinese.

Non importa quanto vento contrario trovi sulla strada: se continui a pedalare verso ovest, prima o poi l’orizzonte cambia

È una parte di muraglia molto diversa da quella più famosa nei pressi di Pechino: questa sezione si trova nel deserto del Gobi ed è, soprattutto, poco turistica. ​Lasciata Jiayuguan, ci siamo ritrovati a pedalare per parecchi chilometri nel deserto del Gobi. Passare nuovamente dal freddo al caldo è stato abbastanza traumatico e, come se non bastasse, abbiamo beccato sempre vento contrario. Nonostante fosse tutto pianeggiante, sembrava di essere costantemente in salita: spingevamo forte sui pedali ma la velocità media era di appena 10 km/h, il che, a livello mentale, ci ha un po' abbattuti. Abbiamo deciso quindi di prendere un altro treno per coprire 600 km fino a Urumqi. ​A Urumqi abbiamo cambiato le catene delle bici, ormai usurate dopo oltre 6000 km; per me è già la terza dall'inizio del viaggio, ma molto probabilmente sarà anche l'ultima. Da Urumqi siamo ripartiti con l'obiettivo di raggiungere il confine con il Kazakistan. Anche questi ultimi giorni sono stati abbastanza impegnativi a causa del caldo, del vento contrario e, soprattutto, dei continui controlli di polizia. Gli agenti sono sempre stati educati, rispettosi e gentili. Un giorno, vedendoci con poca acqua, ce ne hanno comprati 6 litri perché non volevano che rimanessimo a secco nel deserto, ma l'essere fermati di continuo per essere sottoposti a domande può alla lunga snervare. ​Dalla partenza dall'Australia ho tagliato il traguardo dei 10mila km, segnando così il superamento della metà di questo lungo viaggio. Ora non ci resta che continuare a pedalare, sempre verso ovest.

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