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Padre e figlio verso l’Europa: inizia il viaggio

Dopo una lunga pausa in Italia sono tornato in viaggio, ma questa volta non da solo. Con mio papà siamo partiti da Bangkok e abbiamo iniziato a pedalare attraverso il Sud-Est asiatico, affrontando caldo, salite e momenti indimenticabili.

Father and Son Toward Europe: The Journey Begins
Stefano Brucato

STEFANO

Data

Marzo 2026

Lettura

4 min

È arrivato il momento di ripartire. Mi sono fermato in Italia più del previsto: quasi cinque mesi in cui mi sono goduto la normalità e la tranquillità che solo casa può dare. A differenza dei miei viaggi precedenti sempre affrontati in solitaria questa volta non partirò da solo, ma con mio papà, una delle poche persone che considero un vero compagno di viaggio per un’avventura del genere. Le difficoltà saranno tante: caldo, sete, fame, stanchezza… e quando si è provati si diventa tutti più irascibili. Bisognerà mediare un po’ tra le esperienze di entrambi. Essere in due, però, aiuta: si abbattono i costi, ci si fa compagnia soprattutto negli Stati in cui è difficile conoscere nuove persone, e ci si divide i compiti, rendendo tutto più semplice. Vedremo quanto dureremo insieme, ahah! Ma arrivare almeno in Europa fianco a fianco sarebbe già un grande risultato. Il 25/02/2026 abbiamo lasciato l’Italia, volando a Bangkok con la bici di mio papà in stiva. Da lì abbiamo preso un autobus per Chiang Mai, dove la mia bici mi aspettava, custodita tutto questo tempo da Brian (che, se leggerà, ringrazio ancora una volta). Sistemate le bici, siamo finalmente pronti a salire in sella. Il primo giorno è stato durissimo per me: dopo più di cinque mesi senza pedalare, senza dieta e senza allenamento, ero completamente fuori forma. In più siamo passati dall’inverno italiano all’estate piena del Sud-Est asiatico: il caldo ci ha letteralmente distrutti. Dopo due giorni e circa 180 km siamo arrivati a Chiang Rai. Ci ero già stato, ma ci tenevo a far vedere a mio papà il famoso Tempio Bianco, un luogo davvero surreale. Da lì abbiamo pedalato altri 110 km fino al Laos, dove abbiamo preso una slow boat per Luang Prabang. Lì ho cercato un copertone nuovo perché il mio è distrutto e continuo a bucare, ma niente da fare. La mattina seguente abbiamo assistito alla cerimonia del Tak Bat: all’alba i monaci escono dai templi e camminano in silenzio ricevendo cibo dai fedeli. Se sei povero, puoi metterti tra chi offre: i monaci condividono con te una parte delle offerte. È un gesto di elemosina rituale che permette ai monaci di vivere e ai fedeli di accumulare meriti spirituali. Purtroppo, però, a Luang Prabang è ormai diventata un’attrazione per turisti, e il senso profondo della cerimonia si è perso.

Il viaggio cambia forma quando lo condividi con qualcuno

Molto cibo viene sprecato, nonostante ci siano persone che muoiono di fame. Pedalando nel Laos profondo, invece, ho visto il Tak Bat autentico: lì nulla si spreca e la gente crede davvero nella dimensione spirituale del rito. Lasciata Luang Prabang ci siamo diretti verso le montagne laotiane. Sono stati giorni avventurosi: strade in condizioni pessime, pendenze estreme, caldo afoso e il nulla più totale, se non piccoli villaggi poverissimi dove non c’era nulla da comprare perché vivono in completa autonomia con allevamento e raccolti, soprattutto di bambù. Nonostante la povertà, in questi villaggi i bambini sono ovunque, sempre sorridenti, e ti salutano urlando “Sabaidee!”. Quando ci vedevano, uno ne chiamava altri e in un attimo diventavano tantissimi. Quei sorrisi sono sicuramente la cosa più bella che ho visto in Laos, e dubito che me ne dimenticherò. Senza acqua, un giorno abbiamo chiesto aiuto a un villaggio. Ci hanno dato una tanica d’olio motore con dentro dell’acqua (probabilmente aromatizzata all’olio 😅), ma pur di non morire di sete l’abbiamo presa, filtrata e bevuta. Sono ancora vivo, quindi poteva andare peggio, ahah! Una notte abbiamo persino campeggiato, e probabilmente tutti i bambini del villaggio sono venuti a spiarci: timidi, nascosti, ma curiosissimi. Attraversate le montagne, siamo tornati alla civiltà: acqua fresca, buon cibo, una birra gelata e finalmente una doccia. Dopo una notte rigenerante abbiamo proseguito verso il Vietnam. Il Vietnam è molto meno povero del Laos: più sviluppato, meno caotico, ma comunque affascinante. Mentre pedalavo, alcuni bambini mi hanno fermato e mi hanno messo in mano un libro di inglese: volevano che facessi i compiti al posto loro! E come biasimarli, così gli ho aiutati. In Vietnam siamo rimasti pochi giorni. L’unica città visitata è stata Sa Pa: molto turistica, ma con la nebbia che abbiamo trovato non è stata nulla di speciale. Da lì siamo arrivati a Lao Cai, dove ho trovato un meccanico pignolo e bravissimo. Dopo 6000 km la bici aveva bisogno di una manutenzione profonda, e finalmente è stata rimessa in sesto. Da Lao Cai abbiamo attraversato il confine ed eccoci in Cina, uno dei Paesi in cui passeremo più tempo, perché è immenso e con troppe cose da vedere.

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